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Polmonite ab ingestis: attenzione dopo un ictus

polmonite ad ingestis

La polmonite ab ingestis è un’infiammazione causata dall’ingresso di materiale non sterile in un ambiente, quello polmonare, naturalmente sterile.

Questo ingresso può provocare la proliferazione di alcuni batteri tra cui Streptococcus pneumoniae, Staphylococcus aureus, Heamophilus influenzaePseudomonas aerugnosa i quali possono insediarsi nei tessuti causando un’infezione potenzialmente grave.

Come si presenta la polmonite ab ingestis e come viene diagnosticata?

La sintomatologia della polmonite ab ingestis è solitamente piuttosto peculiare: febbre, tosse (prima secca, poi produttiva), dolori al torace, affaticamento e difficoltà respiratorie che in alcuni casi possono portare a un colorito bluastro del viso. In alcuni casi possono poi presentarsi difficoltà a deglutire e abbondante sudorazione.

La polmonite ab ingestis insorge solitamente in seguito a condizioni di salute particolari, quando il soggetto è in stato di incoscienza o di semi-coscienza, per cui un medico è quasi sempre in grado di effettuare la diagnosi rapidamente e senza errori.

Dopo una visita in laboratorio, comunque, che prevede palpazione, percussione e auscultazione, è possibile che vengano prescritti esami strumentali come la radiografia o la TAC, in grado di evidenziare macchie scure sui polmoni nei casi di eccessi di muco.

Chi è a rischio di polmonite ab ingestis?

Solitamente le particelle inspirate sono quelle provenienti dalle secrezioni orali del soggetto stesso o da muchi autoprodotti. Nel caso di situazioni post operatorie l’atto di togliere il tubo di gomma necessario per la respirazione sotto anestesia, può provocare il vomito facendo sì che piccole quantità risalgano per le vie aeree infettando il tratto bronchiale e alveolare, è per questo che nei casi in cui non sussistano condizioni di particolare urgenza, si richiede al paziente di rimanere a digiuno per le 12 ore precedenti l’intervento.

Nella maggiorparte dei casi quindi la polmonite ab ingestis insorge in pazienti che presentano difficoltà a deglutire o i riflessi involontari anomali.

Alcolisti, pazienti sotto sedativi, malati del morbo di Alzheimer e reduci dall’ictus sono tra le principali vittime della patologia. In particolare i reduci dall’ictus presentano problemi di disfagia in una percentuale che va dal 13% al 71% in base alla gravità e alla localizzazione dell’emorragia.

È perciò importante che il personale sanitario, e in seguito i familiari, valutino attentamente le capacità del paziente per capire quanto sia elevato il rischio di ammalarsi di polmonite ab ingestis, che in un corpo già debilitato può provocare conseguenze importanti.

Se un paziente soffre di disfagia grave deve essere aiutato nell’alimentazione fin quando non recupera le originali capacità di deglutizione, iniziando con la somministrazione di cibi liquidi, i più semplici da ingoiare, e poi progredendo piano piano con una sempre maggiore densità dei pasti.

Come viene trattata la polmonite ab ingestis e come è possibile prevenirla?

Il trattamento della polmonite prevede uno stretto controllo medico per tutta la durata della terapia, la quale consiste principalmente in un’associazione di antibiotici in base al tipo di batterio che l’ha provocata. È però necessario anche cercare di limitare i casi di rischio, perciò evitare di rimanere in stato di incoscienza a meno che non si sia sotto controllo medico o, nel caso di malati di ictus, evitare di somministrare cibi potenzialmente pericolosi.

È altresì importante rivolgersi a un medico specialista ogni volta si presentino sintomi caratteristici come dolore al torace o difficoltà respiratoria, così che un intervento tempestivo possa permettere una prognosi positiva. Spesso infatti, specialmente nel caso di anziani, i dolori e i sintomi vengono sottovalutati facendo sì che la situazione si aggravi tanto da impedire una terapia farmacologica tempestiva e da causare, in una certa percentuale di pazienti, anche la morte.

In ogni caso nella maggiorparte dei casi la polmonite viene ben curata; è comunque necessario che il paziente si sottoponga a visite periodiche per un lungo periodo di tempo per evitare recidive o complicazioni che possono condurre a difficoltà respiratorie o infezioni secondarie.

One Response so far.

  1. Avatar Pietro Boano ha detto:

    Mia moglie è stata colpita da ictus 16 mesi fa. Gli esiti sono un’emiplagia ed una grave forma di disfagia che non le consente alcuna modalità di ingestione se non attraverso PEG.
    Ogni tentativo di miglioramento attraverso sedute frequenti di logopedia non ha sortito alcun effetto, tanto che, non ostante frequenti tuttora palestre riabilitative in regime di Day Hospital, presso un centro pubblico specializzato, la riabilitazione logopedica è stata sospesa.
    I medici allargano le braccia aspettando qualche miracolo… Chiedo cortesemente se qualcuno potesse informarmi su esperienze simili e, soprattutto, su una qualche indicazione terapeutica o chirurgica di cui abbia avuto esperienza positiva.

    Ringrazio molto.