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A volte devo peggiorare le cose per riprendermi

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Buongiorno Veronica,

Sono Maria Grazia, membro del gruppo su fb Ictus ed Emiplegia… ho pensato molto prima di raccontarvi la mia esperienza perchè ne avrete già molte di testimonianze sull’ictus però ho deciso di raccontarmi perchè vorrei che la mia storia, serva agli addetti ai lavori, ai parenti degli ictati, o a persone che vorrebbero trarre informazioni utili, per comprendere o aiutare al meglio quelle persone che si sono ammalate e comprendere meglio il loro stato d’animo, le sofferenze, i problemi oggettivi che colpiscono un malato nella fase successiva all’evento.

E’ successo esattamente 2 anni fa, avevo 45 anni, ero in perfetta salute e mi sentivo benissimo, eroin forma, in salute, sposata, 1 figlio di 17 anni, un bel lavoro part-time, una vita regolare, tutto perfetto, ero felice ed appagata fino al 23-01-13.

Quella sera ero in palestra, come facevo spesso dopo il lavoro, quando, verso le 19.00, a fine allenamento vado negli spogliatoi per infilarmi in doccia. Non capii subito che qualcosa non andava, so che non riuscii a svitare la crema per capelli, come facevo sempre, strano, però continuai fino a che finii per cadere, pensando di essere scivolata.

Nessun dolore, nessun segnale premonitore, nulla.

Ero quasi inerme sul piatto della doccia, cercando di rialzarmi numerose volte, senza successo e senza aver mai perso conoscienza, ricordo benissimo quando mi trovarono, l’arrivo dei soccorsi ecc.

Morale, finii al Policlinico di Milano, dove rirscontrarono emorragia celebrale causata da MAV(che non sapevo di avere), operata d’urgenza e rioperata 36 ore dopo per scalottamento in modo da ridurre la pressione intracranica e poi… il coma indotto.

Già il coma… nessuna luce, nessun tunnel, nessun familiare defunto che viene a trovarti, nulla di calmo e rilassante.

Fu per me un’esperienza molto dolorosa e devastante a livello psicologico perchè ricordo una storia, una sorta di delirio molto simile alla realtà, che mi fece molto soffrire, nel sogno e quindi nell’animo, la ricordo come fosse ieri.

La storia era basata principalmente su mio figlio. Ricordo che c’era un professore, di cui non vidi il volto ma mi ricordo bene che mi disse di tenere a Marco in modo “particolare”, lui era il suo studente preferito, mi rassicurava che, sotto la sua supervisione, Marco avrebbe migliorato i voti in tutte le materie (con mia grande soddisfazione), avrebbero colloquiato il più possibile in inglese, (cosa di cui sarei andata molto fiera perchè ci tenevo che imparasse le lingue), insomma tutto era perfetto ma aveva un prezzo… lui lo avrebbe adottato ed io avrei perso la patria potestà.

Sì, sembrava tutto vero. Quando mi svegliai dal coma dissi alla prima infermiera che vidi in camera di darmi qualcosa per morire rapidamente.

E’ stato orribile… Poi ci fu la consapevolezza, qualcuno dei miei parenti mi raccontò quello che mi era capitato.

Non avevo ben compreso, ovviamente non avevo capito subito di essere emiplegica sx, alternavo momenti di veglia e sonno. Poi mi resi conto che qualcosa non eseguiva i miei comandi.

Però pensi che finchè sei in ospedale è normale, ci vorrà tempo.

Già poi ci sono quelle persone che hanno sentito dire che massimo entro un anno, tutto torna come prima… maledette dicerie! E tu ci credi ovviamente, che ne sai? ma che ne sanno? Insomma dopo un mese di degenza a Milano mi aspettano altri 6 mesi di riabilitazione a Lecco. Qui la situazione ti è un pò + chiara di dove sei finita e perchè.

Comunque, lascio questa struttura dove tutto è su misura per un disabile, e, grazie alla riabilitazione e logopedia, cammino con bastone e lascio anche la sedia a rotelle.

Il vero dramma si consuma quando torni a casa tua, dove sei nel tuo ambiente ma niente è + alla tua portata, non è un luogo sicuro per te.

Lì ho avuto un crollo psicologico.

Nel frattempo, superati i  mesi di malattia sono stata licenziata (altra mazzata nei denti per me).

La mia vita di prima mi aveva voltato le spalle. Amavo la mia vita di prima e non sapevo quanto.

Ho maledetto molte volte quel  gennaio che si era portato via tutto e che mi aveva violentato nell’anima e nel fisico. Il rapporto con mio marito è solido, ma qualcosa è cambiato tra noi. Mi pare un rapporto malata-badante invece della ns. complicità e ammiccamenti anche maliziosi tra noi.

Ho passato un pò tutte le fasi della depressione.

Ho anche detto cose orribili, come: non è questa la mia vita, non mi interessa più vivere in queste condizioni, non ho + paura di morire perchè quello che non volevo che mi succedesse (una malattia invalidante in modo da dipendere sempre da qualcuno per il resto della mia vita) è già successo; questo lo hanno udito anche mio figlio e mio marito purtroppo e non mi perdonerò mai abbastanza per questo.

Ma è il mio stato d’animo, a volte devo peggiorare le cose per riprendermi.

Poi dopo lo sfogo, mi rimbocco le maniche e sbrigo quelle faccende di casa che riesco a fare da emiplegica e mi riprendo…

Il mio cervello funziona bene, nonostante la lesione, mi da molta + soddisfazione del resto del mio corpo.

Ecco perchè sono ancora arrabbiata del fatto che mi abbiano licenziato; io mi sento ancora abile e non inutile perchè emiplegica, io mi sento ancora donna  nei confronti di mio marito, anche se non posso + indossare i miei bei vestiti eleganti  e le mie scarpe col tacco. Ecco, io sono questa oggi.

Ho scelto di vivere perchè ho una bella famiglia e perchè la vita, la mia vita vale la pena di essere vissuta. Ho scelto di impegnarmi a non dare ulteriori dispiaceri a mio figlio e a mio marito perchè è stato un duro colpo anche per loro e soffrono con me. Non è facile. Il confronto con la tua vita di prima ti tormenta sempre. E’ una lotta dura. Sono contenta solo che ciò sia capitato a me e non a mio figlio.

Scusate la lungaggine di questa mail.

Vorrei tanto poter mettere a disposizione di quanti ne avessero necessità, tutto questo dolore, poter raccontare l’esperienza personale, le sensazioni psicologiche e anche tattili, anche come forma di volontariato, e aiutare come posso, a capire, a valutare correttamente, come ti trasformi o ti comporti quando un evento simile ti sconvolge la vita.

Grazie per l’attenzione e saluti.

Maria Grazia

One Response so far.

  1. Avatar Valerio Sarmati ha detto:

    Racconto davvero intenso ed emozionante, grazie per averlo condiviso