Home » Ultime notizie » pazienti » Tutto quello che di positivo mi arriva, lo rimando indietro

Tutto quello che di positivo mi arriva, lo rimando indietro

 Tutto quello che di positivo ...Salve a tutti, sono Massimo, ho 43 anni e vivo in un paese di campagna in provincia di Pordenone.

Ho deciso di raccontare la mia storia basandomi su due date per me fondamentali: il 5 novembre 2008 e  il 16 agosto 2013.

Fondamentali perché credo abbiano segnato per sempre il corso della mia vita. Almeno e così fino ad oggi.

Faccio prima una premessa: dal 2002 al 2009 ho vissuto otto anni indimenticabili, prima a Roma e poi fuori Roma, in provincia di Rieti. Ho vissuto con la mia ex compagna, conosciuta  per lavoro, quando ero responsabile delle vendite in un’azienda vitivinicola qui vicino. Non ci pensai infatti due volte a trasferirmi a Roma ed a lasciare tutto per lei, anche una probabile carriera lavorativa qui in Friuli.

L’amore è amore come sapete anche voi, e qualsiasi cosa scegli per amore è giusta… La rifarei ancora, anche se ora è finita da un pezzo…

5 novembre 2008

Era un periodo transitorio e stavo per apprestarmi a cercare una casa in affitto, in comune accordo con Lei; come dicevo la nostra storia era giunta al termine. Alle 7.30 di quel giorno, recandomi come ogni mattina al lavoro, stavo al solito stop prima di Fiano Romano. Ho acceso una sigaretta, ho alzato un po’ il volume dell’autoradio, e mentre aspettavo il semaforo verde, completante ignaro, mi venne addosso da dietro un furgone della Galbani. L’impatto fu abbastanza violento.

I successivi 10 mesi furono un calvario: perso il lavoro, persa la macchina, perso un sacco di soldi per curarmi, persa una certa fiducia nella vita.  Nel frattempo trovai comunque casa e l’aiuto temporaneo di mio Padre e mia Madre. Ma non fu sufficiente: non trovai più lavoro anche perché la crisi incominciava a farsi sentire, pertanto, a malincuore, tornai su dai miei. Era luglio 2009.

Nuovamente in Friuli mi rimboccai comunque le maniche e già ad ottobre dello stesso anno ritrovai un lavoro e una nuova compagna. Insomma, sembrava che  la vita tornava a sorridermi di nuovo… 

E invece, esattamente 6 mesi dopo, era marzo 2010, la ditta fallì e la nuova compagna mi lasciò.

Era più giovane di me di 6 anni, laureata e bella. Un po’ pazza ma me ne innamorai lo stesso.

Questo amore me lo portai dietro per anni, e forse fu la causa del mio declino, perché piano piano smisi di socializzare, di frequentare le persone, di crearmi nuove amicizie, chiudendomi in casa seduto al pc, su internet, facebook e tutti i moderni, e maledetti… social network. Ingrassai di 20 kili in due anni…

16 agosto 2013 

Come tutte le mattine alle 8.00 mi alzo dal letto. Fatti pochi passi però sento gli arti destri mancarmi d’improvviso, e pian piano vado giù sul pavimento. Per un paio di minuti penso sia un sogno, anzi un incubo, ma poi realizzo che si tratta di verità e di un problema grave.

Chiamo mio zio e mia zia, che abitano nella casa accanto, perché i miei genitori erano partiti presto per una scampagnata al mare.

Soccorso in 15 minuti, l’autoambulanza si dirige immediatamente a Pordenone. Io nel frattempo perdo conoscenza ma non vado, per fortuna, in coma. A Pordenone mi fanno subito la trombolisi, anche perché il 118 ha capito subito  cosa mi era successo: ischemia sul lato sinistro con conseguente emiplegia destra.

E qui, come per tutti voi, è incominciato il dramma di una vita finita, annullata, cancellata, o per lo meno sono io che la penso così, oggi 2 marzo 2014, data in cui spedisco questo mio scritto.

Data in cui io faccio parte della nuova vita, ma non lo accetto ancora…  

Suonavo la chitarra da 25 anni, mezz’ora al giorno, ed è stata la mia fedele compagna gli ultimi tre anni. Quando non stavo al pc, andavo a funghi in alta montagna, in tutte le stagioni. Gli ultimi due anni avevo inserito nel “programma” anche la piscina, e difatti stavo perdendo peso gradatamente.

Insomma, qualche ora fuori e tante al pc. Ma in fin dei conti questa vita non l’ho scelta io. Gli ultimi anni di disoccupazione mi hanno portato a questo, a risparmiare, e vivere la mia vita quasi del tutto in casa.

Adesso questo dramma, che ti lascia tutto il tempo per pensare. E pensare troppo si sa che fa male. Penso semplicemente alle cose che facevo una volta e che ora non faccio piu’. Mi chiedo se tornerò a camminare, anche se i fisioterapisti dicono di sì. Di certo non userò più la mano destra.

Tutto quello che di positivo mi arriva, lo rimando indietro.

Questa è la mia storia.

Massimo

5 Responses so far.

  1. Avatar federica ha detto:

    coraggio massimo,ti sei rialzato molte volte nella tua vita,da ciò che ho letto, sei un uomo coraggioso e tenace,non mollare proprio adesso e credici tanto. il recupero è possibile e va ricercato con tutte le nostre forze, anche al di là del parere dei medici.auguri auguri auguri!

  2. Avatar Olfa ha detto:

    Caro Massimo, é senz’altro una dura prova ma dalla tua storia si capisce che sei un uomo forte e anche questa volta ce la puoi fare, ma ci devi credere con tutto te stesso. Hai tutto il nostro affetto ed appoggio, questo ti prego non lo rimandare indietro. E spero tu possa cominciare presto ad accettare che la vita puo’ essere anche diversa ma non é detto che non ti riservi ancora tante belle emozioni e momenti indimenticabili… questo non dipende ne dall’uso del braccio, tanto meno dal fatto che potrai andare ancora a funghi in montagna o meno… ma dipende solo da te, dal tuo voler vivere pienamente ancora ogni momento donato insieme ai tuoi cari ed amici, godendo ogni sorriso ed ogni abbraccio. Vorrà dire che se non sarai tu a suonare la chitarra, la suonerà qualcuno per te e gioirai lo stesso della musica che ti tocca il cuore, che mi pare sia più che vivo e pieno di voglia di amare la vita. Ti auguro sinceramente di rialzarti, sia in senso fisico ma sopratutto in senso metaforico, siamo con te e sappiamo che ce la puoi fare…Forza Massimo!

  3. Avatar maria ha detto:

    ciao Massimo, il non riuscire ad utilizzare la destra (come nel mio caso) è frustrante, ma la testa è libera: di decidere i pensieri da accogliere, le cose da fare (secondo le possibilità), le parole da utilizzare, e via di seguito. In questa nuova condizione c’è tanto da inventarsi! Dai! ci risentiamo, se hai piacere. Il computer con la mano sinistra e con tanto più tempo (a causa degli errori di digitalizzazione) si riesce ad utilizzarlo. Buon lavoro!!!!

  4. Avatar luigi ha detto:

    Ciao Massimo, anche se la mia mano plegica non è la destra come nel tuo caso,come tu ben sai anche la sinistra ha la sua importanza e quindi mi ritrovo come per te a non poter più utilizzare lo strumento musicale che più adoro; devo dire però che ciò mi ha aperto la mente ad apprezzare i più svariati strumenti musicali e anche altri generi che non sono solo il rock (in precedenza esisteva solo questo genere per me)e questo avvalora la mia tesi che da quattro anni (esattamente quattro anni fa ho avuto una terribile emorragia cerebrale)è diventata una delle mie ragioni di vita:la malattia mi ha fatto conoscere e apprezzare persone e cose che in precedenza non sapevo neanche esistessero o non apprezzavo abbastanza…

  5. Avatar anna esposito ha detto:

    caro massimo, da 7 mesi sto vivendo il calvario dell’ictus, con tutto ciò che questo comporta. l’ictus non ha colpito direttamente me, ma mio marito, e ti posso garantire che il dolore è molto più grande per chi ti sta vicino, perchè deve affrontare prima il terrore di perderti e poi sostenerti nella lenta, ma sicura ripresa, darti la mano quando ti senti perso e spaurito, aiutarti nella vita di tutti i giorni, ma soprattutto avere la forza di sorriderti (sorriderti con il cuore, l’anima ed il corpo) anche se il tuo cuore sanguina dal dolore. Non arrenderti, impara ad apprezzare il fatto che sei vivo, gioisci anche del più piccolo traguardo che raggiungi, perchè credimi, lo raggiungi se lo vuoi con tutto te stesso. il mio amore è un uomo fantastico, testardo (ringraziando iddio) e sono certa che si riprenderà la sua vita, qualunque essa sia.