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Muovevo tutto come se nulla fosse successo

HopeEra il 6 dicembre 2011, in quel periodo vivevo da sola in quanto mio marito avendo perso il lavoro era riuscito a trovarne un altro in provincia di Piacenza, premetto che vivo in provincia di Verbania, e mia figlia viveva a Milano dove  frequentava l’università , era al quarto anno.

Allora avevo 52 anni e quel pomeriggio lavoravo in ufficio, quando all’improvviso ho accusato un forte giramento di testa ,sul momento non ho prestato attenzione, successivamente dopo circa dieci minuti le gambe non mi sorreggevano, incomincio a chiedere aiuto e subito la figlia del mio ex titolare si accorge della gravita’ della cosa.

Arriva subito un ambulanza e di seguito nell’arco di pochi minuti il 118.

Devo ringraziare tantissimo il medico intervenuto perche’ ha capito subito la gravita’ ed il problema , portandomi subito presso l’ospedale di Domodossola  ove esiste una struttura strocke, dove appena arrivata  mi e’ arrivato un secondo ictus.

Rientravo fortunatamente nelle tre ore affinche’ mi possa venire somministrata una trombolisi.

Nel frattempo arrivano i miei cognati, mentre mio marito e mia figlia, chiamati dal 118 non arrivavano.

Nel frattempo vengo sottoposta a tac, controlli celebrali dai quali risulta la lesione rilasciata dall’ictus.

Il tempo passa ,arrivano i miei famigliari, ma la trombolisi non da’ effetti tanto e’ vero che   la dottoressa di turno ( vice-primario) li avvisa purtroppo che la mia paralisi dal lato sinistro cosi’ come era al cento per cento cosi’ sarebbe rimasta.

Ero una donna di 52 anni costretta a vivere da quel momento su una sedia a rotelle.

Non immaginate la disperazione di mio marito e di mia figlia.

Io invece ero convinta che tutto si sarebbe risolto,non potevo arrendermi,non poteva capitare a me.

Cosi’ nella notte,non avendo dormito,mi ricordavo di una delle prime lezioni di mia figlia, primo anno di psicologia, dove il paziente dopo un ictus .al momento delle dimissioni dall’ospedale, ringraziavo i medici ma non riconosceva il suo braccio.

Non vi dico come cercavo di muovere il braccio e la gamba sorreggendo il piede sinistro con quello destro,alzando la spalla il piu’ possibile e cercano non arrendermi con il pensiero.

Erano circa le 5 del mattino,quando mi sveglio con il braccio,che era paralizzato ,appoggiato sul cuscino dietro la mia testa.

Muovevo tutto ,ho urlato,chiamato gli infermieri di turno,tutto si era risolto.

MUOVEVO TUTTO COME SE NIENTE FOSSE SUCCESSO.

Dimessa dall’ospedale come miracolata il mio medico curante vuole approndire il perche’ dell’evento.
Facciamo controlli,mi sottopongo ad un transofageo dal quale risulta che un forme ovale pervio.

Visitata da piu’ cardioligi tutti mi dicono di non operarmi che tutto sarebbe stato sotto controllo con i farmaci.

Purtroppo sono una persona molto tenace e dopo qualche mese un angelo, cosi’ lo definisco perche’ e’ riuscito a farmi vivere senza piu’ angoscia,mi propone il nome di una dott.ssa in emodinamica che opera a Rozzano presso l’ospedale Humatis.

Febbraio faccio la visita,marzo vengo operata x chiusura del forame.

Da allora tutto e’ cambiato ,vivo senza piu’ l’angoscia di un possibile ictus.

Sono rinata.

Antonella