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La vita è un dono: SEMPRE !

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Vivere la Malattia come rinascita.

Siamo talmente abituati ad occupare il nostro corpo che a volte lo abitiamo come estranei distratti da molte incombenze, senza avere tempo o intenzione di ascoltare la sua voce. Eppure il nostro esistere conforme alla nostra realtà bio- psico spirituale, ha un grande discorso da fare ad ognuno di noi.

La natura umana ci fa dono della facoltà di ragionare e comprendere la nostra umanità. Siamo senza dubbio dotati d’una complessa struttura psico-somatica, ma la nostra realtà va oltre, perché indubbiamente animus e spirito fanno parte della complessità del nostro ‘essere persona ’. Ognuno ne fa esperienza in forma più o meno ampia e vitale. Questo indica che in noi vive un’ estesa realtà che ci caratterizza e ci spinge alla ricerca e alla realizzazione della Verità e della Vita. Grazie alle disposizioni bio-psico-spirituali , la persona ha capacità di accogliere, dalla complessità della realtà, tutti gli aspetti che possono contribuire a realizzare una pienezza della vita.

Sappiamo che nostra esistenza si svolge attraverso la corporeità: è grazie al corpo che vediamo, ascoltiamo, percepiamo, anche il più accurato studio neuropsicologico delle cosiddette agnosie corporee mette infatti in risalto l’importanza di fare esperienza del corpo come realtà e come presa di coscienza che ci sottende e nel contempo ci costituisce. Eppure Il corpo, se non avesse il soffio vitale – lo spirito-, non potrebbe vivere, tantomeno saprebbe di vivere.

La necessità del fattore spirituale nella cura globale della persona e delle malattie è ormai accettata, anche se a questo diamo i nomi più vari.

Una disciplina medica, che si occupa delle strutture e delle capacità della coscienza umana, compie una grande opera di salvezza quando esorta ad evitare pensieri sfavorevoli, d‘opposizione, di rimpianto, ed incoraggia ad azioni e pensieri positivi, sicura che tutto questo -non importa su quale parte della coscienza- ha una ripercussione positiva e benefica sulla totalità dell’essere.

Non possiamo ignorare il pensiero logico, gli affetti, i sentimenti buoni e quelli negativi… la spiritualità delle persone che si elevano, l’impegno per la ricerca e per le cure…Tutto questo da dove viene? Tutto da una sola persona?

Per germinazione spontanea? No, scaturisce un poco da ognuno di noi, anche se non ne siamo perfettamente coscienti, se non ne abbiamo precisa intenzione; ma vivere consapevolmente la propria vita e la propria malattia è dare un impulso potente a beneficio di tutti coloro che soffrono. Le nostre idee, i nostri sentimenti viaggiano velocemente. Noi tutti non abbiamo solo rapporti di reciprocità, ma realizziamo influenze ed energie positive che viaggiano velocemente nel tempo e nello spazio raggiungendo zone più ordinate ad accogliere un incremento energetico. Questi flussi benefici viaggiano ed arrivano e fanno raggiungere obiettivi ideali attesi da ricercatori anche lontani fra loro.

Perché le onde elettromagnetiche del nostro cervello viaggino e raggiungano lo scopo della loro esistenza bisogna solo indirizzarle positivamente, pensando più al bene da fare che a quello da ricevere.

Questo prodigio e.m. viaggia ad una velocità pari a quella della luce nel vuoto, ciò significa, in termini di trasmissione mentale o, se vogliamo, spirituale, che la nostra volontà di far bene raggiunge la ‘ meta ’ in tempo reale.

Il corpo, se non avesse il soffio vitale, non potrebbe vivere, tantomeno saprebbe di vivere. Anche il più accurato studio neuropsicologico delle cosiddette agnosie corporee mette in risalto l’importanza di fare esperienza del corpo come realtà, come presa di coscienza che ci sottende e nel contempo ci costituisce.

La necessità del fattore spirituale nella cura globale della persona e delle malattie è ormai accettata, anche se a questo diamo i nomi più vari.

Ad esempio, una disciplina medica che si occupa delle strutture e delle capacità della coscienza umana ed invita ad azioni e pensieri non sfavorevoli, non di opposizione né di rimpianto, ma invita ad azioni positive, non importa su quale parte della coscienza, ha una ripercussione positiva e benefica sulla totalità dell’essere.

Sembra un pensiero ambizioso, ma sappiamo che nell’universo nulla si crea e nulla si distrugge, ma credibilmente il pensiero buono, cosiddetto positivo arriva a destinazione con fini di benessere.

Intraprendere questo percorso aiuta a conoscere meglio se stessi per comprendere meglio gli altri e la realtà che ci circonda. La vera guarigione inizia dentro di noi: nella nostra coscienza.

Impariamo a “investire nella salute al posto di pagare la malattia” .

Quando la malattia ci coglie di sorpresa cerchiamo di circondarci di persone ottimiste e fiduciose nella vita.

Una persona eternamente sfiduciata non aiuta le persone con patologie severe.

Nella mia lunga esperienza di Direttrice di scuole Professionali e per II PP AASSVV E AA FF DD cosiddetti Caposala) e di Bioetica, ho dovuto combattere spesso il morbo dello scetticismo, del‘rassegnazionismo’, e a volte anche della infingardaggine e trascuratezza che, senza timore di offendere“ noncuranza -disprezzo” ossia “insensibilità” al dolore dei malati.

La mia esperienza di emiplegica è stata costellata da cure generose e da interventi miseri. Quello che mi ha disturbato fortemente è stato l’invito alla rassegnazione da parte di operatori sanitari che avrebbero dovuto incoraggiare e tener viva la speranza e la fiducia almeno nella scienza.

La mia situazione era veramente grave. Stavo veramente male, ma nel mio intimo speravo e volevo farcela. Non mi erano certo di aiuto certe espressioni di pietosa commiserazione, ma ho voluto trasformare tutto in avvistatori di resilienza.

Brevemente la RESILIENZA è definita come la capacità di un essere umano o di un sistema sociale di svilupparsi positivamente e proiettarsi nella vita in presenza di difficoltà. Quest’atteggiamento o presa di coscienza è capacità di crescita, piuttosto che di reazione, e in questo si differenzia in modo sostanziale dalla definizione che compare sul dizionario. Tante volte avevo parlato di resilienza, ma viverla significa riformulare il proprio vissuto, richiamare alla mente che la vita, anche in quelle condizioni, è sempre un dono.

Ho preferito rifugiarmi in questo concetto per due ragioni: la prima perché sono convinta che la malattia è una sfida e non una punizione del Padre della Vita. Pensare questo sarebbe ontologicamente e teologicamente un controsenso. La seconda perché prima dell’ ischemia avevo avuto la possibilità di leggere dei libri di Boris Cirulnik nei quali il dolore, la privazione, le malattie e le disgrazie in genere sono vissute come opportunità di crescita e di rinvenimento di potenzialità della persona che in queste circostanze possono essere attivate. Questi libri, i Vangeli della Vita e le persone ottimiste: Medici, infermieri e fisioterapisti, sono ancora miei compagni di viaggio.

Un’altra ragione scaturisce da una mia profonda convinzione: se sono rimasta in vita dopo una vicenda simile ( tre ore e 30 minuti a terra senza soccorso); con scarso incoraggiamento da parte di alcuni onniscienti operatori sanitari e via discorrendo, una buona ragione il datore della Vita l’avrà avuta per non traghettarmi all’altra sponda.

Ecco, incoraggio tutti a credere fermamente nelle risorse date a noi da Colui che ci ha creati ed essere sicuri che arriva sempre il momento in cui le forze risanatrici iniziano a farsi sentire. Infine una doverosa considerazione per tutte le Persone che ci aiutano:

siamo certi che per vie a noi sconosciute, la volontà di bene di tante persone generose ci raggiunge con discrezione e competenza, e questo è un aiuto immenso: arrivano correnti di positività, non ci sentiamo soli e arriva sempre la luce e il conforto per tutti coloro che desiderano migliorare.

 

Vi lascio con alcuni versi di Renato Zero: 

La vita è un dono legato a un respiro

Dovrebbe ringraziare chi si sente vivo

Ogni emozione che ancora ci sorprende,

l’amore sempre diverso che la ragione non comprende

Il bene che colpisce come il male,

persino quello che fa più soffrire

E’ un dono che si deve accettare, condividere poi restituire

 

Angelica

 

 

 

 

2 Responses so far.

  1. Veronica Prampolini Veronica Prampolini ha detto:

    Molto bello questo scritto di approfondimento. Si parla di ictus ma queste parole si possono sposare a mille altre situazioni che la vita ci mette davanti.
    Un abbraccio cara Angelica e grazie

    • Avatar palma morisi ha detto:

      quando si leggono queste parole ci si torna a ricaricare e si riparte. E’ molto dura, però se uno è positivo le cose si vedono sotto un altro punto di vista e soprattutto si impara ad apprezzare la vita e tutte le cose che ci dà. Grazie. Quando mi troverò in crisi, ritornerò a leggere queste parole. ciao Palma