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Guidare che passione !


Quasi come ai vecchi tempi!!

Fui vittima di ictus ischemico nel febbraio 2014, a 47 anni di età, per dissecazione della carotide interna destra, dissero… Io ho i miei dubbi, ma ormai poco importa, perchè – quale che fosse la causa profonda – ormai mi trovo a vivere in quest’incubo da quattro anni abbondanti. Per onestà intellettuale devo dire che, guardando indietro, di passi avanti ne ho fatti parecchi da quel letto d’ospedale: Oggi la mia vita è anni luce distante da quella, iperattiva, moderatamente sportiva, che conducevo prima dell’evento. Il mio lavoro di responsabile commerciale nell’azienda di famiglia mi portava a trascorrere mediamente 5-6 ore al giorno al volante, totalizzando di solito una percorrenza media annua di circa 60.000 km, perlopiù entro la provincia, o almeno entro la regione di residenza, per visitare con costanza i clienti industriali che seguivamo. Attendevo sempre con ansia il weekend per poter sciare d’inverno e percorrere qualche decina di chilometri in bicicletta nella bella stagione. Insomma, fermo mai. Oggigiorno è tutto assai diverso, ovviamente. Mia moglie ha dovuto assumere appieno le redini dell’azienda e l’interim della gestione vendite, il che naturalmente le costa un grosso sacrificio in termini di fatica personale, ma è stata molto brava a tenere l’azienda a galla e, anzi, a delineare per essa nuovi scenari futuri in un momento che avrebbe invece potuto avere conseguenza catastrofiche.

Con un po’ di fortuna e una intensa riabilitazione, l’accidente mi ha lasciato sì emiplegico a sinistra, ma ha risparmiato abbastanza le mie facoltà intellettive e mnemoniche: le mie 4 lingue ci sono ancora tutte, parlate e scritte. L’aspetto più colpito della mia psiche è quello emotivo, il che mi porta a reggere poco la pressione psicologica di un’intensa trattativa commerciale, per cui mi tocca tenermi ampiamente in disparte dal lavoro, che frequento ancora solo occasionalmente e comunque solo dalle lontane retrovie, per mettere a disposizione dell’azienda il mio profondo e accurato bagaglio culturale tecnico- scientifico ed esperienziale, qualora necessario.

Tra le cose che ho voluto recuperare in questa seconda esistenza “in sordina” ci sono le amicizie vere, come quella che mi lega da decenni ad alcuni dei miei colleghi di studio con i quali condividemmo sei anni di fatiche e sudori sui banchi del Politecnico di Torino verso la fine del 20° Secolo. Da qualche anno ormai abbiamo l’abitudine di organizzare un incontro annuale, organizzato a turno da uno di noi in una località differente volta per volta, tenuto conto che , a 30 anni di distanza, la vita ci ha sparpagliati in giro per l’Italia. La maggior parte di loro sono rimasti insediati a Torino e dintorni, uno ad Aosta, uno a Ivrea, altri fra Milano, Alessandria e Asti. Io abito a Belluno, un altro amico risiede in Trentino. Insomma, ogni volta il nostro ritrovo comporta per diversi di noi uno spostamento cospicuo nel Nord Italia. Finchè la salute mi assisteva, saltare in macchina e catapultarmi 500 km più a Ovest non era altro che un puro piacere, anche grazie al mio fisico allora instancabile. Anni dopo, già disabile, mi resi conto un giorno di quale valore avesse sempre avuto per me la mobilità geografica, sia a livello professionale, sia a livello ricreativo. Fu così che nell’autunno 2015 , un anno e mezzo dopo l’ictus, svolta tutta la trafila medico – burocratica, ripresi la patente di guida, convertita in B Speciale con obbligo di adattamenti. Per il timore di scoprirmi inadeguato a livello pratico, attesi un po’ prima di utilizzarla e, solo nel 2017, mi decisi a spiccare il volo e acquistai una vetturetta usata con il cambio automatico, (Una Nissan Micra), che feci modificare secondo prescrizioni con l’installazione del pomello al volante con il telecomando dei principali servizi elettrici (devioluci, clacson, tergicristalli, indicatori di direzione). L’obiettivo, data la ridotta solidità finanziaria conseguente al mio di fatto abbandono del mondo del lavoro, era spendere il meno possibile: sarebbe stato stupido e inutile rischiare di danneggiare un’automobile nuova, intrinsecamente costosa, a causa delle mie capacità di guidatore certamente affievolite rispetto al passato, ancorchè corroborate da 30 anni di esperienza e un milione e mezzo scarso di chilometri all’attivo al volante. Grazie ad un amico concessionario è saltata fuori questa Micra usata, di 7 anni, ben tenuta, con 59.000 km percorsi, a poco meno di 6.000 €. Certamente ho dovuto un po’ accontentarmi, dal momento che ero abituato ad automobili (di prima immatricolazione) di gran lunga più spaziose e performanti, ma – come si dice – “piuttosto che niente, è meglio piuttosto”. Ai primi di luglio 2017, arrivata la Micra, installate le modifiche obbligatorie e passato il relativo collaudo alla Motorizzazione Civile,mi riaccostai finalmente alla guida, pian piano, con prudenza fin eccessiva alla luce dell’enorme piacere (e della tutto sommato discreta disinvoltura con cui ancora la dominavo)che essa finì per donarmi. Combattendo le mille paure dei miei familiari stretti, un po’ alla volta iniziai a rendere più frequenti ed ampie le mie uscite in macchina, dapprima limitandole al solo ambito cittadino per fare un po’ di spesa o commissioni varie, poi via via accumulando esperienza con la “nuova” macchinina e ritarando il mio vecchio piglio di guida sportiveggiante sulle limitate prestazioni dell’attuale, bolso, milledue a benzina con un cambio automatico piuttosto mortificante. Nel frattempo, con l’obiettivo di uscire un po’ dalla clausura quotidiana, ho cercato in giro qualche attività “socializzante” che mi stimolasse a uscire un po’ di casa e mi desse, in fondo, anche la scusa per montare in auto ogni tanto e recarmi a fare qualcosa di interessante, rispolverando un antico e mai sviscerato interesse di gioventù, finii per iscrivermi ad una Associazione Astrofila con sede(e relativi incontri) in un comune a circa 30 km da casa mia. Le conferenze a tema astronomico si svolgono di solito il sabato sera, con qualsiasi tempo meteorologico, cosicchè questa nuova frequentazione ha finito per darmi modo di guidare per tratte un po’ più cospicue, di notte, con pioggia, neve, sereno, permettendomi così di rosicchiare pian piano un po’ di maggior fiducia da parte di moglie e figlio.

Tornando al gruppo degli amici universitari lontani, quest’anno l’organizzazione del raduno è toccata al coetaneo che abita in Trentino, il quale, per passione personale, è pratico dell’ambiente wellness – saunistico altoatesino ed ha ben pensato di sovvertire l’andazzo un po’ “formale” delle precedenti riunioni di gruppo, organizzando un fine settimana di assoluto relax in un rinomato centro wellness di Brùnico, in Val Pusteria, con ritrovo il sabato, pernottamento in zona e commiato la domenica successiva. Brunico si trova a circa tre ore di guida da casa mia, cosicchè ho subito abbracciato l’idea di recarmi alla rimpatriata 2018 con la mia Micra, stabilendo così il mio record assoluto di tempo al volante da ictato. La nuova esperienza maturata in un anno di utilizzo della Micra e il parere benevolo del mio neuropsichiatra rendevano ai miei occhi possibile l’impresa, con l’adozione di adeguate precauzioni (un’accurata pianificazione delle soste caffè, un pisolo corroborante all’arrivo a destinazione).Il piano era perfetto, studiato in ogni dettaglio e le mie sensazioni personali mi rassicuravano, ma, nonostante tutto, la parte più ardua è stata convincere la mia apprensiva moglie a lasciarmi andare da solo, anzichè accompagnato dal mio badante(il quale, sia chiaro, guida molto peggio di me). Ma mi sono impuntato e ce l’ho fatta, grazie anche al supporto di mio figlio, che si è schierato fieramente dalla mia parte. Già l’anno scorso, quando il raduno lo organizzammo a Como,con viaggio in treno, fui pressochè costretto da mia moglie a viaggiare accompagnato. Il principale motivo dell’angoscia muliebre consiste negli attacchi epilettici che manifestai ripetutamente dopo l’ictus e per i quali sono tuttora in copertura farmacologica con un opportuno dosaggio giornaliero di Keppra.

Insomma, alla fine sono riuscito ad abbattere la barriera di paura della mia consorte e la mia rimpatriata si è trasformata in una doppia goduria: 1)Un bel viaggio al volante per i fatti miei, su alcune delle mie strade montane preferite in assoluto, oltre che conosciute a memoria curva per curva; 2) Un weekend di gioiosa spensieratezza con degli amici di lunga data con i quali ancor oggi, a oltre trent’anni di distanza, i rapporti hanno ancora quel sapore scanzonato e giocoso di quando eravamo ventenni goliardi e con i quali ogni volta che ci si ritrova sembra non sia passato nemmeno un giorno dall’ultima volta: Un simile pieno di endorfine semplicemente non ha prezzo.

Finalmente arriva il grande giorno, sabato 26 maggio. Il gruppone degli “Occidentali”, noleggiato un furgone a 9 posti,con l’amico al volante partito da Aosta alle 5:30 del mattino, per raccogliere gli altri tra Chivasso e Milano un’ora più tardi, era già in perfetto orario di marcia e sarebbe arrivato in Pusteria alle 12:30 concordate. Io, alzatomi verso le 8, fatta colazione e assunti i miei farmaci del mattino, alle 9 ho caricato in auto il mio borsone e sono partito con (non troppa) calma alla volta di Auronzo di Cadore, dove dopo circa un’ora di guida, ho effettuato la mia prima sosta caffè. Il traffico turistico i stava cominciando a farsi sentire, così ho ridotto la pausa al minimo indispensabile per avere il tempo di completare il mio piano: infatti, dopo circa un’altra ora, sorpassato un drappello di imbranati turisti veneziani, approdavo a Dobbiaco, da dove poi avrei fatto una rapida deviazione sino al territorio austriaco per fare il pieno di benzina un po’ meno tassata: Alle 11:30, al distributore OMV di Prato Drava, travasavo nella pancia della Micra dieci litri di ottima benzina a 1,33€/l , contro gli 1,75€/l italiani. Una rapida divisione tra i km percorsi ed i litri di carburante versati in serbatoio mi testimonia l’ottimo stato di salute del motorino da falciaerba della Micra, con una egregia percorrenza specifica di 17,8 km/l. Sono soddisfatto, eccitato per l’insieme degli eventi e niente affatto stanco. Mi reimmetto sulla statale in direzione Bolzano-Brunico in perfetto orario. Una veloce telefonata agli amici mi rivela che stanno per arrivare. Io spingo un po’ l’andatura, ma la Val Pusteria è infestata di Autovelox e mi tocca adeguarmi ai restrittivi limiti di velocità. Alla fine arrivo al Gasthof appena 5 minuti dopo gli altri, già seduti in terrazza a rifocillarsi con un’ottima birretta. Parcheggio,saluti, abbracci, sfottò di rito, gli amici mi aiutano con il bagaglio, che sistemiamo in camera. Rinuncio alla birretta per non afflosciarmi di stanchezza di lì a poco. Montiamo tutti sul furgone e ripartiamo alla volta del Wellness, pochi km più avanti.

Il Wellness è una colonna portante della cultura altoatesina e nordica in generale. Si tratta di grandi resort acquatici organizzati perchè l’utente possa trascorrervi l’intera giornata in relax, accedendo con il solo biglietto d’ingresso a tutti i servizi disponibili, che vanno dalle varie piscine agli idromassaggi, alle saune, bagni turchi eccetera. Svariati bar e punti ristoro interni permettono di vincere fame e sete restando comodamente in ciabatte e asciugamano legato in vita. Giunti sul posto, in un tripudio di sole e vegetazione, entriamo, lasciando i pensieri, le preoccupazioni ed i cellulari ( rigorosamente banditi all’interno)in spogliatoio, compiamo un breve tour esplorativo della struttura, ci fermiamo al ristorantino sotto gli ombrelloni e stavolta sì ci rifocilliamo con un’insalatona e una ottima birra locale. Niente caffè, perchè disturberebbe il relax post-prandiano, di cui invece andiamo a fare incetta sui lettini della zona relax nel parco esterno, Pisolino di rito per recuperare le energie, poi prima sauna finlandese a 80°C. Le ciabatte nuove che ho preso tutto sommato mi permettono un cammino neanche troppo scomposto, nonostante abbia lasciato il tutore in spogliatoio. In fin dei conti, chi se ne importa? I miei amici sanno tutti bene che cosa mi è successo, degli sconosciuti non mi interessa alcunchè: non ho nulla da nascondere e mi godo l’occasione. Alla sauna facciamo seguire una doccetta fresca, ma non fredda, poi un tuffo nella piscina esterna, quella invece sì a 18°C di temperatura. E’ un colpo mozzafiato immergervisi, ma che sferzata di vita! Alle 16:30 c’è in programma lo spettacolo di Aufguss nella sauna grande, con gettate di vapore ed essenze profumate a tempo di musica d’atmosfera. Una performance molto emozionale, che non avevo mai provato prima. La gradiamo tutti, poi- al termine – ulteriore breve rinfresco celebrativo e reidratante. Ovviamente non c’è limite alle battute ed al buonumore. Il pomeriggio scorre placido e ridanciano fino alla prima serata, quando giunge il momento di ritornare in abiti civili e abbandonare il wellness per recarci al ristorante tipico che il nostro organizzatore trentino ha prenotato. Cena luculliana innaffiata a base di manzo della Pusteria, innaffiata da un ottimo pinot nero altoatesino. Senza nemmeno farsi sentire, arrivano le ore 23. Paghiamo, sbaracchiamo e rimontiamo sul furgone. Pochi minuti più tardi siamo nuovamente al Gasthof, dove, tra gli ultimi frizzi e lazzi, ci congediamo e raggiungiamo le camere. Credo di essermi addormentato già nel breve intervallo tra la stazione eretta e quella prona. Un denso sonno ristoratore al suono del torrente in riva al quale sorge la pensione e, alle 9 della domenica mattina siamo già pronti al buffet della colazione con le valigie chiuse in camera. Optiamo per un giro turistico nel centro storico di Brùnico. Saldati i conti, carichiamo le borse e ripartiamo ciascuno con i propri mezzi, incolonnandoci sino ad un comodo posteggio nel centro cittadino. Quattro passi per le vie del borgo antico, poi seconda colazione ad un baretto invitante tiriamo le somme dell’incontro, ci scambiamo gli ultimi sfottò affettuosi e si riparte. Raggiunti gli automezzi, ci scambiamo gli ultimi saluti e abbracci. Anche per quest’anno è fatta, come al solito è corroborante reincontrarsi. Sono le 11:30 circa quando monto in auto. Bene – penso tra me e me – così dovrei riuscire ad anticipare l’onda scatenata dei turisti domenicali di ritorno da Cortina d’Ampezzo. In effetti il traffico, pur superiore a quello di sabato, è modesto. Tutto scorre liscio, guido sereno e tranquillo sino a Dobbiaco, dove imbocco la SS 48 delle Dolomiti che mi porterà a scavalcare le quote più elevate a Misurina. Si prepara un temporale primaverile, il cielo è grigio e gravido di pioggia. Arrivo in cima al valico, nel pieno centro abitato di Misurina, proprio in riva al celebre e pittoresco laghetto, riduco di conseguenza la velocità e intravedo poco più avanti una vettura bianca apprestarsi ad imboccare la provinciale nella mia stessa direzione. Ho i fari accesi, come da regolamento, non può non avermi visto. Proseguo con prudenza, mentre l’auto bianca si immette nella Provinciale una cinquantina di metri avanti a me, ignorando la mia presenza. Ma non si limita a questo, bensì si ferma di botto a cavallo della linea di mezzeria. Lampeggio per essere sicuro che mi veda. Nulla. Non dà segni di vita, niente frecce nè null’altro. Poiché la Provinciale in quel punto piega a destra, decido di passarlo da destra per garantirmi migliore visibilità ed evitare di aggirarlo invadendo pericolosamente la corsia opposta. L’auto bianca continua ad essere ferma in mezzo alla carreggiata, senza alcun tipo di segnalazione. Proprio quando la affianco per passare oltre, l’auto bianca riparte a razzo in un imprevedibile quanto illogica traiettoria diagonale verso destra, speronando in pieno la fiancata sinistra della mia povera Micra. Sono furioso e spaventato. Accosto a destra sul parcheggio adiacente e smonto dalla mia vettura, Dalla Toyota bianca, ancora ferma in strada, scendono una coppia di asiatici con gli occhi a mandorla. “Ah, ben messi siamo!…”penso tra me e me. Poi,in inglese,mi rivolgo al conducente esclamando che mentre si guida è opportuno pensare a guidare anzichè osservare il paesaggio. Non so se sia più interdetto e spaventato lui o la sua compagna, peraltro anche piuttosto graziosa. Intanto noto che la Toyota ha targa italiana, il che mi consola perchè penso subito a turisti con auto a noleggio, cioè verosimilmente in regola con l’assicurazione. L’asiatico, spaesato, brandisce il suo iPhone e digita il 112, poi, dato che non sembra capirsi molto bene con il carabiniere al telefono, mi porge il cellulare. Io spiego brevemente all’agente in linea l’accaduto, rassicurandolo sul fatto che non vi sono feriti e scusandomi della telefonata, fatta da un turista straniero in difficoltà. A questo punto metto in testa a tutto la mia convenienza personale e prendo in mano la situazione, estraendo il modulo CID e i documenti della Micra, chiedendo agli asiatici di darmi i loro. Mentre compilo il modulo, il preannunciato temporale si scatena con violenza e inizia a far freddo. Tra il brusco calo di temperatura e il nervosismo assassino che mi era salito, mi parte irrefrenabile una clonia al piede sinistro, ma la controllo appoggiando il peso sul tallone. Finisco di compilare l’infinito CID, in cui ho ovviamente evidenziato che l’altro veicolo si è inserito da sinistra senza rispettare il mio diritto di precedenza. L’asiatico verifica rapidamente lo schizzo dell’incrocio e firma a sua volta. Bene. Almeno non mi costerà soldi. Nel compilare il modulo ho scoperto che i due sono thailandesi e che la Società di autonoleggio è assicurata con la mia stessa compagnia. Nella sfortuna, un barlume di luce. A questo punto, faccio uno sforzo per reprimere la mia rabbia, deglutisco il rospo, restituisco al thailandese le sue scartoffie e mi dico che ormai non vale la pena prendersela troppo, così sorrido ai due, porgo la mano ed auguro loro una buona permanenza. Mentre risalgo in auto, ridacchio nervosamente pensando a quale diavolo di casualità possa portare un conducente italiano nato in Jugoslavia (io) a venire speronato da un incapace automobilista thailandese in vacanza in uno dei posti più sperduti delle Dolomiti. Riavvio la Micra ferita, accendo il tergicristalli e riparto, imprecando piano. Pochi km più avanti, alle porte di Auronzo di Cadore, prevedendo che probabilmente al picco di adrenalina sarebbe seguito un brusco calo di tensione, mi fermo un momento su un piccolo spiazzo e chiudo gli occhi per recuperare lucidità. Dopo pochi minuti, assorbito il calo di tensione , mi rimetto in moto alla volta di casa, dove sono poi arrivato un’ora più tardi senza ulteriori difficoltà, moderatamente stanco, ancora arrabbiato per l’insulso imbecille che il destino mi aveva parato dinanzi, ma in fin dei conti molto sofddisfatto del meraviglioso weekend in compagnia e della grandissima gioia che mi avevano dato quei 300 km, tra andata e ritorno, percorsi in piena autonomia, quasi come ai vecchi tempi!