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Cari amici, non smettete di chiamarmi quando fate qualcosa

Close up on a man and a woman holding hands at a wooden table
Cari amici, vorrei spiegarvi perchè vi ho dato buca ieri.

Mi è dispiaciuto molto non essere presente, sia perché ho rinunciato alla vostra piacevole compagnia, sia perché ho perso una preziosa occasione di confrontarmi con i miei attuali limiti per rosicchiare qualche millimetro in più sulla via del ritorno alla normalità, ma i limiti che ho ora sono tanti e quando si sommano tutti insieme contemporaneamente ci vuole una particolare dose di energia per affrontarli, che ieri non avevo.

Di base mi stanco molto, qualsiasi cosa faccio, anche a non fare niente, e mi stanco di più quando metto alla prova le mie tante attuali difficoltà…

Faccio qualche esempio: a camminare reggo abbastanza (una mezz’ora senza sentirmi stanco, un’ora con la lingua di fuori), fermo in piedi resisto qualche minuto e poi mi devo sedere, seduto su una sedia senza imbottitura reggo abbastanza anche se dopo un po’ mi comincia a far male il sedere (sarà per via degli oltre 15 chili che ho perso?), seduto su una panca, oltre al sedere, mi fa male anche la schiena e i tempi si accorciano, ho difficoltà a mangiare cose che mi richiedono di aprire di più la bocca senza acciaccarmi le labbra (panino ripieno, arrosticini, pizza) e ho difficoltà ad inghiottire, per cui non mangio quasi più per niente il pane (anche se mi andrebbe), per le medicine che prendo ho abolito quasi del tutto il vino (anche se in compagnia mi andrebbe), ho difficoltà di attenzione a seguire più cose contemporaneamente e le situazioni di folla mi mettono a dura prova, ho difficoltà ad articolare bene le parole, non vi dico a parlare a voce alta per sovrastare la confusione, il caldo-umido mi fa sentire più stanco del normale (e questo,magari, è normale), il freddo-umido mi stressa e mi fa aumentare l’ipertono al braccio e alla gamba (e questo non è normale), che è il regalino che mi ha lasciato l’ictus, insieme all’incapacità di muovere polso e mano sinistra e alla perdita di buona parte della mia precedente calma olimpica e capacità di empatia che sono sparite insieme a una buona dose di neuroni dell’emisfero cerebrale destro.

Comunque non mi lamento, ci sono tante persone che stanno peggio di me, purtroppo.

Soprattutto sono contento che tra gli effetti collaterali non ho dovuto affrontare la depressione, che invece taglia le gambe e le possibilità di ripresa a tanti.

Io invece ho mantenuto un discreto buon umore e senso dell’ironia, che mi ha aiutato a relativizzare e ad affrontare il problema a viso aperto ottenendo finora buoni risultati.

Certo è che faccio di tutto per scacciare sensazioni e pensieri negativi.

L’unica commiserazione che ogni tanto mi concedo è il rammarico di non avere avuto l’ictus a Modena o a Miami, dove vigono protocolli sanitari che mi avrebbero fatto operare (riaprendo l’arteria cerebrale media destra) appena arrivato in ospedale, quindi a mezz’ora dall’occlusione (grazie alla tempestività del 118) e non dopo 4 ore e mezza, come invece è stato nel mio caso, dopo avermi parcheggiato forse un po’ troppo a lungo nel pronto soccorso e solo dopo aver provato inutilmente altre strade che hanno fatto perdere tempo prezioso che mi avrebbe potuto far risparmiare anni di riabilitazione e di fatiche, com’è accaduto alla compagna di un giornalista di Modena, della quale ho letto la storia, che si è risvegliata dall’operazione senza alcuna conseguenza neurologica, e come racconta il seguente articolo: http://www.lastampa.it/2014/12/18/scienza/benessere/rivoluzione-nel-trattamentodegli-ictus-il-presente-e-futuro-nella-chirurgia-endovascolare-vv0IAXvBVR6kozxfHgbaeI/pagina.html .

Perciò vi prego di non avervene a male per ieri.

Vi ho raccontato come stanno attualmente le cose per farvi sentire, almeno un po’, nei miei panni e per farvi meglio capire che la semplice (per voi) prospettiva di passare una serata insieme alla Sagra di Torano, da un lato mi attira, perché l’idea di stare insieme a voi mi fa sentire bene, dall’altro mi terrorizza, per tutte le inevitabili difficoltà alle quali so di andare incontro in un contesto come quello e, forse, ieri l’umore è stato anche condizionato dall’essere passati bruscamente da un lungo periodo di caldo-umido a quell’improvviso freddo-umido, che mi ha spento la fantasia.

Ma non per questo smettete di chiamarmi quando fate qualcosa…

Anzi, vi giuro, con voi sto bene e affrontare le mie difficoltà mi fa sicuramente bene.

Vi chiedo solo un po’ di pazienza e di comprensione quando non me la sento di partecipare, state certi che la mia eventuale rinuncia pesa più a me che a voi e mi sarà da sprone per la volta dopo, quando ci sarà.

Vi voglio bene! Riccardo