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Il coma: cos’è e come se ne esce

ictus comaAlcuni incidenti, molto gravi, conducono a uno stato di sonno profondo da cui non ci si può risvegliare: il coma.

Il coma insorge quando il danno è cerebrale; in seguito a malattie o a ciò che viene chiamato TCE (trauma cerebro-encefalico) il cervello può lesionarsi così da essere impedita la normale attività intellettiva, compresa la semplice veglia cosciente.

Come viene definito il coma?

Lo stato di coma non è un problema recente, già Ippocrate ne parla definendo la vittima in coma come un “cadavere in sonno letargico”. In tempi più recenti molti studiosi hanno cercato di fornire definizioni più appropriate e più precise, per quanto ancora oggi, per certi aspetti, il coma risulti essere piuttosto misterioso.

Nel 1972 Plum e Posner lo definiscono come una perdita di coscienza, di durata variabile, con un livello di reversibilità variabile, dovuto a traumi dell’encefalo. Due anni più tardi, nel 1974, Teasdale e Jannett hanno invece parlato di assenza di discorso comprensibile e di reazione riconoscibile a qualsiasi stimoloassenza di occhi aperti come risposta a qualsiasi impulso eccetto alcuni stimoli dolorosi; in questo periodo viene anche definita una scala di gravità del coma utilizzata ancora oggi. Nel 1976 la  World Federation of Neurosurgical Societies parla di  “Uno stato di perdita di coscienza e vigilanza, indipendentemente dalla durata (anche minuti o ore), in cui il paziente giace immobile con gli occhi continuamente chiusi.” e nel 1987  Bozza-Marrubini e Barsacchi cominciano a prendere in considerazione anche altri aspetti del coma, oltre a quelli dello stato di coscienza, come le alterazioni della respirazione e dell’attività circolatoria.

Oggi il coma viene distinto in base alla durata e alla gravità; relativamente alla durata si parla di coma breve, se dura meno di mezz’ora, coma medio, se dura meno di 24 ore, e coma prolungato, se supera le 24 ore. Relativamente alla gravità si è invece soliti usare una scala, detta di Glasgow, che va da un valore di 3 (coma profondo) a un valore di 15 (quando il soggetto è sveglio e cosciente); se la GCS (Glasgow Coma Scale) ha un valore minore o uguale a 8, il paziente viene intubato e sottoposto a respirazione meccanica in un reparto di terapia intensiva.

Perché si va in coma?

La motivazione che conduce un soggetto al coma è sempre un danno a livello cerebrale. Il danno può essere causato da anossia (mancanza di ossigenazione cerebrale) in caso di arresti cardiaci o emorragie gravi in altre parti del corpo, emorragia (riversamento di una grande quantità di sangue nel cervello) come negli ictus o TCE, il più frequente, che consiste in un trauma diretto sulla scatola cranica.

Purtroppo è proprio quest’ultimo il motivo più ricorrente a causa degli incidenti stradali che in grande quantità si verificano sulle strade di tutti i Paesi industrializzati e che possono procurare un contatto tra le ossa e il cervello e/o delle lesioni al tessuto cerebrale; gli altri tipi di coma sono solitamente più brevi perché localizzati in una certa area cerebrale e non su tutto il cervello nel suo complesso.

Si può uscire dal coma?

Il recupero dal coma percorre quasi sempre 6 fasi distintive: il coma vero e proprio, che si conclude con il risveglio (FASE 1), lo stato vegetativo in cui il paziente riapre gli occhi, ma nessuna capacità cognitiva sembra manifestarsi (FASE 2), la reattività muta in cui il paziente tenta di comunicare con l’ambiente esterno (FASE 3), lo stato confusionale in cui il paziente comunica verbalmente, ma  le attività cognitive sono molto limitate (FASE 4), lo stato di indipendenza emergente in cui il miglioramento di tutte le funzionalità, per quanto lento, diventa inequivocabile (FASE 5) e lo stato di recupero delle capacità intellettive e sociali in cui il paziente piano piano torna alla normalità (FASE 6).

Purtroppo non tutti i casi terminano con la fase 6; nell’1% dei casi i soggetti si fermano allo stato vegetativo che diventa così permanente e un’altra piccola percentuale viene colpita da Sindrome di locked-in durante la fase 3. In molti casi (circa il 10%) le conseguenze del coma sono a lunghissimo termine e un recupero totale delle capacità cognitive e dell’autosufficienza del paziente non si verifica affatto, mentre un altro 10% di soggetti recupera una discreta autonomia, ma persistono delle disabilità.

Nonostante a volte sia necessario un periodo di tempo abbastanza lungo, nel 78-79% dei casi la guarigione è buona e la prognosi positiva; possono certo permanere dei deficit, ma il paziente può senza alcun dubbio tornare alla propria vita normale.