Il dramma era solo mio

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Tratto da uno sfogo di Marcello sul nostro gruppo Facebook:

“Stasera voglio parlarvi di un altro aspetto dell’emiplegia che nella letteratura scolastica degli addetti ai lavori non viene per niente menzionato e ciò, perchè loro si trovano all’esterno del problema che viene vissuto in totale solitudine dall’ictato.

Passato il primo periodo dall’evento, ci ritroviamo in un mondo che non conosciamo e del quale non sappiamo niente, proprio niente.

Allora, prendiamo tempo per cercare di capire cosa sia successo perchè nessuno ti dice delle problematiche che ci saranno in futuro.

Allora, si comprende che c’è stato qualcosa ma che si risolverà in breve tempo. Il dubbio, almeno per la mia esperienza personale, è venuto fuori quando mi sono accorto che, passavano i giorni, il mio braccio era completamente spento mentre la gamba dava timidi impulsi di vita.

Essendo la mia una emiplegia sx , fortunatamente non mi aveva provocato afasia, ero in grado di parlare correttamente e farmi comprendere da chi mi stava vicino, mia moglie e i miei figli.

Non voglio raccontarvi le negligenze per incompetenza del personale paramedico perchè uscirei fuori tema ma voglio solo esternare ciò che sentivo e provavo io nel periodo ospedaliero.

Mi sentivo benissimo se non fosse stato per la constatazione di non avere controllo sulla mia parte sinistra del corpo, che non riuscivo a capire perchè non funzionava.

Ora col senno di poi capisco che il dramma era solo mio e nessuno, oltre me, poteva capire cosa provavo.

Innanzitutto, si era capovolta la mia esistenza mentre prima ero io a decidere cosa fare, ora erano gli altri che decidevano per me e senza il mio consenso.

Poi, non mi era più concesso criticare l’operato degli altri che, anche se inappropriato, lo dovevo accettare per forza.

E per il mio carattere, ciò era insopportabile.

Ma l’aspetto che mi dava più inquietudine era il mio senso della vita, che aveva subìto un colpo non indifferente e che mi creava l’ansia di non poter condurre più quel tipo di vita.

Fortunatamente, ho ripreso alla grande (termine preso in prestito da un mio amico fraterno) e mi sento in dovere di contribuire al recupero, entro i limiti delle mie possibilità, al recupero di tanti amici.”
Marcello