Ci vediamo dopo amore…

testimonianza moglie ictus

Raccontarvi da “moglie” cosa sia salutare un marito con un “ci vediamo dopo amore” e vederne rientrare a casa un altro dopo due mesi e mezzo, cambiato nel fisico e nel carattere, credo sia superfluo.

Ci sono ricordi indelebili, il suono del telefono, la voce di tuo marito rallentata che ti dice di non preoccuparti, il  sottofondo “ospedaliero” con il bip del suo battito, il dottore che prende la parola e ti sventaglia paroloni incomprensibili; ricordo che di tutte quelle parole ho capito solo il significato della parola “sinistra”e ho anche pensato che qualcuno mi stesse facendo uno scherzo, che mio marito mi stesse facendo uno scherzo, ma poi pensavo: “davvero mi farebbe uno scherzo simile?”

Infine per ultima l’infermiera mi dice di non allarmarmi e di recarmi in ospedale con calma senza rischiare incidenti.
Poi tutto concitato, prendi la borsa, chiudi le porte, metti fuori il gatto, sali in macchina e nello stesso tempo chiami l’amica che lavora in ospedale, chiami mamma che ti raggiunga in pronto soccorso, vai piano come ha detto l’infermiera ma vai anche forte come ti dice il cuore.
Ti immagini di tutto, un incidente, questo ho capito dalle parole di mio marito mentre mi descriveva minuziosamente il tragitto e il percorso che ha fatto quel pomeriggio con la sua mountain bike.

Mi diceva “stavo attraversando” … e allora ho pensato che l’avessero investito, qualcosa gli era successo alla sua parte “sinistra” … ho pregato che non fosse sfregiato o ferito drammaticamente.
Arrivo in pronto soccorso, convinta che fosse in sala operatoria,  mi fanno entrare e lo vedo sorridente, sdraiato sulla barella, con un po’ di fango addosso ma niente sangue, niente tagli.
Era sereno, vagamente sorridente, rallentato nel parlare e forse nello sguardo.
Riecco il dottore venuto da Marte … mi ripete tutti quei paroloni studiati tra i libri … emiplagia … sede capsulo-lenticolare destra … terapia intensiva al reparto Stroke Unit … mi sono innervosita … e ricordo di avergli chiesto interrompendolo: “stiamo parlando di un ictus”? e lui rispose: “SI”.
Quello che viene alle persone anziane, pensavo.

Mio marito aveva 49 anni.

Comincia così la nostra nuova vita.
Così viene scombussolata la vita dei nostri famigliari, i miei suoceri e i miei genitori che di riflesso stanno vivendo con noi da quel giorno preoccupazioni e speranze.
Capita che quando ora vada in ospedale anche per visite mie, varchi quella soglia sentendola un po’ casa.
Perché per due mesi e mezzo lo è stata. Per due mesi e mezzo là c’era il mio amore, fragile e guerriero nello stesso tempo.
I primi giorni di ricovero sono stati “confusi” … correvo a casa a cercare su internet informazioni sull’ictus, sui tempi di recupero. Le ricerche erano sempre molto insoddisfacenti, mi sono detta che probabilmente era così perché l’ictus solitamente viene a persone anziane e le persone anziane non sono avvezze alla tecnologia quindi non sentivano il bisogno di condividere la propria esperienza su internet.
Però io non riuscivo a capire se il comportamento di mio marito fosse “normale”.

Avevo il terrore che dal suo cellulare cercasse notizie su internet e che ne potesse in un qualche modo restare impressionato, invece capivo che non lo faceva. Non gli interessava sapere di più della sua condizione, cosa che trovavo stranissima dato che il suo lavoro lo portava a vivere davanti al computer tutto il giorno e a consultarlo per ogni dubbio.
Inoltre appariva sereno,  socievole con tutti, quasi eccitato.
Desiderava dare ospitalità a casa nostra ad amici e chiunque volesse venire a trovarlo in ospedale nel week end. Lui che è sempre stato “orso” e poco socievole.

Rideva per delle battute sciocche, rideva di gusto.
Interagiva con le persone (personale infermieristico compreso) a suon di battute “cinematografiche”, ricordava dialoghi di film a memoria e divertito li ripeteva, inizialmente assecondato da me, sollevata nel vederlo sereno e non depresso.

Ma con il passare dei giorni ho cominciato a capire che questo suo comportamento non era normale, ho capito che non si preoccupava della sua condizione ma neanche di quella degli altri. I problemi per lui non esistevano e se esistevano si sarebbero ottimisticamente superati.
Ho cominciato ad avere paura per la sua incolumità. Temevo che non vedendo problemi potesse mettersi in pericolo e farsi male.
Un’amica fortunatamente mi consigliò la lettura di un libro che rispose a tutte le mie domande e perplessità: “ La scoperta del giardino della mente. Cosa ho imparato dal mio ictus cerebrale” di Taylor Jill.

In quel libro trovai la spiegazione di quello che accade nei due distinti emisferi.
In quello destro, l’emisfero colpito da emorragia cerebrale di mio marito c’era scritto: “ L’emisfero destro non si preoccupa dell’altro che del qui-e-ora, va in giro pieno di entusiasmo e non ha una preoccupazione al mondo.  La mente destra non bada ad altro che a quanto è ricco ogni momento che viviamo. E’ colma di gratitudine per la vita e tutti i suoi doni, persone e cose. E’ felice, compassionevole, accuditiva ed eternamente ottimista. Oggi è più freddo di ieri? Non importa. Pioverà? E allora?”

Queste poche righe mi hanno dato risposte più di quelle avute dei dottori.
Oggi dopo un anno e mezzo dall’evento mio marito ha “ritrovato” il sè stesso di prima,  pur mantenendo lievemente queste caratteristiche relazionali.
Per quanto riguarda la sua ripresa fisica invece, una volta dimesso, dopo aver fatto due mesi di tradizionale fisioterapia che avevano come unico scopo quello di rimetterlo in piedi e consentirgli il recupero di una certa autonomia, ci siamo da subito avvicinati al metodo Perfetti e stiamo cercando tuttora di combattere un brutto ipertono al braccio sinistro quasi sicuramente eredità della forzata fisioterapia ospedaliera.

La parola FINE a questa storia non è ancora stata messa.
Con impegno mio marito ogni giorno, compatibilmente con il suo lavoro e il suo stato fisico esegue gli esercizi assegnatogli da Valerio Sarmati cercando di conquistarsi, esercizio dopo esercizio un po’ di quella preziosa mobilità che siamo abituati a dare per scontata.

 

3 Responses so far.

  1. Federica Dimagrita Contardi ha detto:

    chi sei? mipiacerebbe sapere se ci conosciamo…

  2. carla filosi ha detto:

    Sono la mamma di giorgia filagrana(Mensa) che mi ha consigliato il gruppo Buon tutto

  3. Antonino Campisi ha detto:

    Mio fratello Michelangelo, nel mese di novembre 2014 ha avuto ictus ischemico molto forte ed oggi dopo 4 e passa mesi di ricovero e riabilitazione non ha ripreso affatto la mobilità.
    L’ictus causato da un trombo ha causato un’ischemia sul lato destro del cervello nonostante sia stata praticata entro1,5 ore la trombolisi questultima non ha comportato alcuna miglioria.
    Mi chiedo come mai?
    Michelangelo tutte le conseguenze (edema cerebrale, broncopolmonite ecc) la dovuti subire e grazie alla operosità dei medici la superati.
    Dopo la fase critica si è riuscito a portalo in un centr di riabilitazione intensiva S.L di Roma e dopo 2 mesi ha ricuperato poco e niente.
    Sta facendo adesso riabilitazione estensiva ma risultati non si vedono. Ancora e emiplegico è incontinente quindi con pannolone e sempre a letto.
    tra qualche settimana verrà dismesso dal ricovero, e siccome con la sorella e un fratello che lavora fuori come si può aiutare.
    Michelangelo e una persona di 57 anni vive in calabria, dove lavorava in ufficio , vorrebbe fare tutto ciò che è possibile per essere quasi indipendente. Ci potete aiutare.
    Grazie Antonino